Bordighera (IM), Palazzo Garnier e statua di Magiargé

magiarge3La costruzione in parola é uno dei numerosi edifici di Bordighera progettati dall’architetto Charles Garnier.

La statua di Magiargé, al centro della settecentesca fontana che sta sotto il Municipio, è uno dei simboli di Bordighera. Magiargé – il nome sarebbe una corruzione dialettale di Ziadatalè – secondo la leggenda era una schiava amata dal pirata saraceno Boabil. Questi (forse Boadbil, ultimo re arabo di Spagna prima della “Reconquista”) rapì la ragazza a Granada. Durante un assedio a Bordighera, la ragazza si ammalò. Boabil la affidò alle cure degli abitanti. Magiargè morì in paese, benvoluta e rimpianta da tutti. Fu sepolta sulla Spianata del Capo, accanto ad un misterioso gelsomino nero. La statua, che aspetta ancora uno studio approfondito e un restauro accurato, proviene forse da una villa romana della zona e probabilmente raffigura Igea, la dea greca della salute. La testa e la mano sono rifacimenti del primo Novecento.

da “Bordighera” di A. Besio, 1998, SAGEP – Genova

Una giovinetta triste, ma delicata e casta, tramutata in marmo come per volontà di un incanto o di un mitologico destino, e ancora piena d’amore.
   Con lo sguardo rivolto al mare, verso la marina da dove le onde paiono riportarle un fatale ricordo della sua vita.
   Alle spalle i verdi pini del capo di Bordighera alta che sembrano ascoltare il sospiro che emana dal suo viso.
   È Magiargè, la fanciulla di Bordighera, la fanciulla che a Bordighera trovò l’oasi che protesse il suo riposo.
   Amata e voluta da un uomo che correva i mari e che come spesso accade abbandonò la sua violenza disarmato dall’eterno femminino.
   A Bordighera egli volle che il suo amore trovasse asilo e da allora nasce la tradizione della città delle palme come luogo eletto di accoglienza e di serenità.
   Anche la vicenda di Miss Lucy e del dottor Antonio, secondo il romanzo di Giovanni Ruffini, ha poi confermato questa ispirazione essenzialmente pacifica che Bordighera offre ai suoi abitanti e ai suoi cultori.
   Città di serenità e di raffinatezza.
   La statua di Magiargè non può non suggerire qualcosa a chi ha sensi nel cuore e la sua acqua non può non comunicare un momento di attesa e di amorosa riflessione a chi anche per poco la contempli.
   Poiché ogni fontana è una poesia.
    È certo qualche coppia romantica avrà sostato avvertendo nell’animo dolci pensieri vicino a questa che può ritenersi come la prima giovine della nostra città.
   Vittima di un destino e di una disperata forza d’amore.
   Vorremmo che Magiargè fosse qualcosa di più di una statua di marmo che si osserva di passaggio, ma un simbolo d’amore e di pace della città delle palme.

Massimo Cavalli in “La Voce Intemelia” – ottobre 1982 –

Bordighera (IM), Palazzo Garnier e statua di Magiargéultima modifica: 2015-02-18T19:32:32+01:00da amaini
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