Qualcosa da dire su Trieste

 

 
Mi é tornata d’improvviso in mente Trieste. Riordinando e predisponendo per un amico fotografie di un certo rilievo documentale, meditavo sugli arcani dei processi di formazione individuale. Trieste mi é balenata alla memoria forse per un recente articolo di Paolo Rumiz, scrittore sensibile e attento non tanto alle tematiche storiche di frontiera, quanto alla circolazione delle buone idee, che nella città di Svevo e di Saba (ma anche di tanti altri intellettuali – pure Joyce, se ricordo bene! – che non tento neppure di citare a campione, tante sarebbero le omissioni in cui incorrerei!) ha riscontrato un vivace dibattito culturale, teso, inoltre, a rinverdire antiche radici. Sono noti gli apporti, recati al luogo che per secoli ha visto un porto prezioso per gli Asburgo, apporti di cultura e di costume di italiani, tedeschi, austriaci, sloveni e non solo. Anche se l’Austria ha espresso sino alla vigilia della Grande Guerra un regime autoritario sul piano politico e sociale. Faccio solo un accenno, perché non ho competenze per approfondire il tema, ai danni arrecati dal fascismo a quel tessuto originale e alle intolleranze maturate a seguito degli esiti, in quella zona, del secondo conflitto mondiale.
Sussiste, allora, dalle parole di Rumiz la speranza che Trieste sia un emblema di ripresa di mescolanza culturale, che credo sia una delle conquiste più grandi dell’umanità.
 
E pensare che di Trieste,  come memoria visiva, rammento a malapena Miramare, San Giusto, forse una nave militare nel porto, la quale mi porterebbe ad altri discorsi, legati a narrazioni udite un tempo…
Qualcosa da dire su Triesteultima modifica: 2013-06-15T13:02:06+02:00da amaini
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