Tornando a parlare di Bordighera

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Per chi non é di Bordighera il nome di questa strada della città delle palme, comunque V. Veneto, non ha di certo importanza. 
Solo che, questa immagine datata, donatami al pari di quella analoga che segue, dall’amico Giulio Rigotti, mi consente di effettuare qualche cenno e qualche considerazione del tutto personali.
 
In questa fotografia d’antan si possono notare già in secondo piano la Chiesa Anglicana, oggi Centro Polivalente, e più ancora in fondo la torretta di Villa Etelinda, immortalata a suo tempo da Claude Monet. Una parte dei grandi alberghi della Via Romana, oggi tutti residences, che connotarono l’epoca d’oro del turismo di elite di Bordighera, non hanno, credo, necessità di specifiche indicazioni.
 

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Questo scatto della scorsa estate, che riguarda in modo molto approssimativo la stessa strada, mi fornisce il destro per una piccola nota: in molti casi sarebbe opportuno, per fare comparazioni adeguate, salire su qualche edificio, cosa che, nonostante le mie conoscenze, non mi pare ancora il caso di fare.

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Via V. Veneto ripresa a suo tempo dall’angolazione opposta. Nell’angolo a sinistra in alto, il campanile e la Chiesa di Terrasanta, progettata e finanziata da Charles Garnier, che non fece in tempo a vedere finita questa sua opera, dovuta al suo grande e testimoniato amore per Bordighera. Trascurando altri particolari, indico inoltre al centro gli storici campi da tennis e sulla destra, circondata da alberi, ancora la Chiesa Anglicana.

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Questa fotografia, che confronta in maniera molto parziale lo stato attuale con quella precedente d’epoca, la metto quasi per provocazione, a significare che, per fare una sovrapposizione accurata, sarebbe da entrare nello stesso ex-albergo da cui venne scattata quella in bianco e nero. Ho cercato l’inquadratura ottimale, girando in collina, ma non ci sono riuscito.
 
In fondo a questa strada a sinistra sussiste, con tanto – va da sé – di cambio d’uso, la prima dimora ottocentesca dei ricchi inglesi, attirati in Riviera dalle romantiche vicende de “Il dottor Antonio” di Giovanni Ruffini. Seguirono tanti altri turisti possidenti: un fenomeno messo del tutto in crisi dalla seconda guerra mondiale.
 
Solo che, indotto a riflettere da un’osservazione di una persona trasferitasi a Bordighera da non molti anni, mi é venuto da pensare che il conservatorismo – non mi viene in mente altro termine! – sociale, che da sempre vedo, pacificamente scontato, nella cittadina, forse é soprattutto un lascito di quando quasi tutta la popolazione locale lavorava, direttamente o indirettamente, al servizio dei cosiddetti grandi signori. Su questo aspetto ho messo in crisi di riflessione qualche giorno fa’ un caro amico che nel tempo ha conosciuto e frequentato fior fiore di intellettuali ed artisti che hanno frequentato o, a un certo punto, abitato Bordighera, scarsamente incidendo, di tutta evidenza, su certo retaggio culturale.
 
Ma forse il mio é solo uno sfogo personale.
Tornando a parlare di Bordigheraultima modifica: 2012-12-11T23:21:08+01:00da amaini
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