I militari e la Resistenza: l’esempio di “Leo”

Non fu certo aspetto secondario nella Resistenza il fatto che molti partigiani avessero maturato in precedenza importanti esperienze militari nel corso della seconda guerra mondiale.

Così fu anche nella Zona Intemelia. Se ne é parlato, con attinenza in senso generale e più in particolare per quella provincia, diffusamente e con competenza in questo Convegno (Le Forze Armate nella Resistenza Savonese) di Savona del 2004.

Nella stessa occasione, tuttavia, nella relazione del professor Francesco Biga, già patriota combattente, vennero, ai sensi del tema posto, prese in considerazione figure dell’imperiese, tra le quali alcune cui si é già accennato su questo blog. Preziosa la citazione specifica del caso di Nino “Curto” Siccardi, comandante della II^ Divisione “Garibaldi”, sul quale non esistono a questa data pagine significative sul Web da poter linkare, al punto che si pensa di provvedere a qualche nota specifica da pubblicare qui.

In quel seminario, il professor Biga parlò anche di Stefano “Leo” Carabalona, più volte citato nei post di questo blog, del quale, a titolo esemplificativo in questione, si riportano di seguito ulteriori cenni biografici, recensiti grazie ai figli di questo capo partigiano.

Leo” era nato a Rocchetta Nervina il 10 gennaio del 1918. Dopo aver conseguito la maturità classica a Mondovì, nell’imminenza della guerra fu chiamato alle armi ed inviato a Pola presso l’allora esistente scuola allievi ufficiali di complemento dei bersaglieri.

Quale sottotenente dei bersaglieri partecipò alla campagna di Albania ed alla guerra in Grecia, dove venne decorato con una medaglia di bronzo al V.M.

Promosso per merito straordinario tenente ed infine ferito più volte in combattimento, in seguito alle lesioni riportate nell’ultima delle ferite (schegge all’occhio sinistro) venne rimpatriato a Firenze presso l’ospedale militare.

Congedato al termine della convalescenza, tornò a Rocchetta Nervina, ma nel 1941 in vista della campagna di Russia si arruolò volontario quale ufficiale di fanteria ed assegnato alla divisione celere “Legnano”.

Rientrò in Italia a piedi con pochi superstiti della compagnia di cui era comandante.

Nel 1943 si sottrasse alla chiamata della RSI: per vendetta fu incendiata la casa di famiglia in Rocchetta Nervina, ma fortuite circostanze impedirono al fuoco di propagarsi e la casa si salvò. Sono rimaste sul pavimento di una stanza, visibili a tutt’oggi, le tracce di quelle fiamme.

I militari e la Resistenza: l’esempio di “Leo”ultima modifica: 2012-09-15T10:04:28+02:00da amaini
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