Il partigiano “Mimmo”: un primo accenno

Dopo lo sbarco del 16 agosto 1944 a St. Raphael in Provenza, il 1° settembre gli alleati raggiunsero Mentone. Il fronte di guerra ritornò così sulla linea del confine del ’39.

I servizi di informazione alleati (OSS americano, N°1 Special Forces e Intelligence Service inglesi e DGSS francesi) cominciarono ad operare con l’invio di agenti oltre le linee, specialmente nel cuneese e anche in provincia di Imperia.

Per il mancato coordinamento, queste operazioni crearono qualche problema alla Resistenza italiana. Nel dicembre ’44 il CLN decise di inviare clandestinamente una missione presso gli alleati. Il 14 dicembre 1944, dopo alcuni giorni di attesa, sia per le cattive condizioni atmosferiche, sia per l’intensificata sorveglianza lungo la costa, nottetempo, da Vallecrosia salpò con una barca a remi la missione Kahnemann.

Tra gli altri ne facevano parte: Domenico (Mimmo) Dònesi, tenente dei bersaglieri napoletano che aveva aderito alla Resistenza e Alberto Guglielmi (Nino).

Raggiunti gli alleati, Mimmo e Nino furono ingaggiati dai servizi inglesi e sottoposti ad un breve addestramento e preparati alla missione di invio dell’ufficiale di collegamento presso i partigiani del Curto a Vignai, il capitano inglese Robert Bentley. Dopo Natale Nino fu inviato a preparare lo sbarco della missione, che avvenne il 6 gennaio 1945, sempre sulla spiaggia di Vallecrosia.

Della missione faceva parte anche Dònesi. Nino e Mimmo accompagnarono il capitano Bentley fino ai Vignai dai partigiani Curto e Gino Napolitano.

La mattina del 18 gennaio mentre eseguivano una missione di trasporto, lungo la strada che da Vignai porta a passo Ghimbegna, all’altezza del bivio per Monte Ceppo, Nino e Mimmo vennero intercettati da truppe della RSI.

Nino (n.d.r.: come già sottolineato nella memoria qui già pubblicata, rilasciata a Giuseppe “Mac Fiorucci” dalla sorella Emilia) venne ferito e quindi trucidato.

Mimmo riuscì a fuggire e avvisò la famiglia di Nino che abitava, sfollata, a Vallecrosia Alta. Nell’attesa che i partigiani di Vallecrosia, il Gruppo Sbarchi, preparasse una imbarcazione, Mimmo, l’anziano padre di Nino, la sorella diciottenne Emilia e il fratellino Bruno di 4 anni si nascosero a Negi, sfuggendo ai fascisti che li ricercavano.

La notte del 25 gennaio del ’45 la famiglia di Nino fu portata in salvo con una barca a remi da Mimmo ed Elio Bregliano.

Raggiunsero la costa di Beausoleil e Mimmo ritornò al comando alleato a Nizza; per alcune volte incontrò Emilia, poi un giorno dei primi di aprile del ’45 gli alleati decisero che aveva dato abbastanza e lo rimpatriarono nella Napoli liberata.

Da allora Mimmo, Emilia e Bruno non si sono più incontrati, sino al giorno di qualche anno fa in cui poterono finalmente farlo a Vallecrosia, grazie alla tenacia organizzativa di Giuseppe “Mac” Fiorucci, autore di “Gruppo Sbarchi Vallecrosia”, che ottenne, infine, una testimonianza di Dònesi sui tempi di guerra, di prossima pubblicazione su questo blog.

Il partigiano “Mimmo”: un primo accennoultima modifica: 2012-08-23T10:31:51+02:00da amaini
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