La Missione Kanhemann

Dopo le prime esperienze portate positivamente a termine, nel comando della “Felice Cascione” maturò l’idea di costituire una Commissione che doveva portarsi in Francia presso i Comandi alleati, per sollecitare l’invio di attrezzatura bellica e per combinare azioni militari congiunte contro i nazifascisti.
Nacque così la Missione Kanhemann (partigiano “Nuccia”) con la supervisione del comandante Nino Siccardi “U Curtu”.
Di questa missione faceva parte certo Jean Gérard, dichiaratosi ingegnere venuto in Italia a seguito della TODT, la società tedesca che costruiva le difese militari.
La missione dopo vari tentativi andati male per le condizioni del mare, riuscì una notte a partire. Dopo vari sforzi la barca approdò a Monaco dove i gendarmi ignari degli obiettivi della missione, condussero il gruppo alla gendarmeria di Nizza.
Subito fu prelevato Kanhemann, capo della missione e portatore di tutti i documenti attestanti la loro identità politica e con lui anche il francese Gérard.
Gli altri furono presi e portati nelle Nouvelles Prisons di Nizza in attesa di eventi.
Gérard risultò essere un collaborazionista tedesco con la conseguenza che tutti i partecipanti alla missione furono sottoposti a severi interrogatori e trattati con metodi anche violenti.
Tutto ciò perché Gérard, per salvare se stesso, aveva affermato che gli italiani erano fascisti venuti in Francia per fare atti di sabotaggio. 
I partigiani italiani seppero resistere alle accuse e dimostrare la loro vera identità.
Aiutati dai maquis francesi furono consegnati al Comando alleato il quale, accogliendo le proposte avanzate dal Comando della “Felice Cascione”, organizzò una sede di appoggio per rifornimenti in una villa di Cap-Ferrat provvista anche di un alloggiamento coperto per un motoscafo, col quale numerosi furono i viaggi in mare per portare rifornimenti, armi e piani strategici.
Gli alleati compresero l’importanza di questa iniziativa e concordarono l’invio in Italia di un ufficiale inglese con un collaboratore dotato di una potente radio trasmittente.
La notte del 6 gennaio 1945 tutto il gruppo Kanhemann ed il capitano Bentley partirono via mare per Vallecrosia.
Due giorni dopo Bentley era al comando della “Felice Cascione” dove, in permanente contatto col Comando alleato, nell’ultima parte del periodo resistenziale, si realizzò una piena collaborazione strategica degli alleati e delle formazioni partigiane.

da Istituto Storico della Resistenza della provincia di Imperia

La Missione Kanhemannultima modifica: 2012-08-04T12:17:12+02:00da amaini
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