Rivadavia: un protagonista dell’indipendenza dell’Argentina

Nato a Buenos Aires il 20 maggio 1780, Bernardino Rivadavia s’era distinto durante la seconda invasione inglese di un’Argentina ancora formalmente spagnola come tenente del Battaglione di Gallegas.

Il 25 maggio 1810, dopo la conferma delle voci circa la detronizzazione di re Ferdinando VII da parte di Napoleone, i cittadini di Buenos Aires, con Manuel Belgrano in testa, sfruttarono la situazione a proprio vantaggio e crearono la Prima Junta di Governo (Rivoluzione di maggio) in Argentina (la formale indipendenza dalla Spagna venne dichiarata il 9 luglio 1816 a Tucumán).
Dopo essere stato membro del Triumvirato del 1811, Rivadavia venne chiamato alla Segreteria della Guerra dove svolse un’attività febbrile creando fabbriche militari, organizzando l’amministrazione dell’esercito, soffocando congiure reazionarie.

Ritiratosi a vita privata nel 1812 dopo la caduta del Triumvirato, Rivadavia si recò in Europa per la prima volta nel 1814 e rimase sopra tutto, in Francia sino al 1821.

In Inghilterra aveva stretto intima amicizia con il Bentham, che era il filosofo alla moda della Spagna, dove ne aveva diffuse le idee il Tovellanos, e nell’America Latina dove l’aveva reso noto il generale venezueliano Miranda. Il Rivadavia ammirava nel Bentham l’apostolo del liberalismo; il Bentham giudicava il Rivadavia come la più alta personalità dell’America Meridionale.

In Francia, s’era incontrato col Lafayette che si adoperava a far riconoscere dal Governo francese l’indipendenza delle nuove repubbliche sudamericane, non solo per essere coerente con l’attività svolta in passato a vantaggio dell’America del Nord, ma perché sperava che questo gesto avrebbe giovato alla Francia nei suoi rapporti commerciali col Nuovo Mondo.

Il Lafayette presentò il Rivadavia al conte Destutt de Tracy, che dopo essere stato suo prediletto ufficiale nell’esercito, s’era allora dedicato agli studi filosofici e sociali. Imprigionato durante il Terrore, Destutt de Tracy s’era dato, in carcere, alla lettura di Condillac. La morte di Robespierre l’aveva salvato dalla ghigliottina. Senatore, durante l’Impero, pari di Francia nella Restaurazione, era una figura brillante della vita parigina d’allora.

Il suo salotto, quello della Recamier, quello della Stael furono aperti al Rivadavia che diventò d’attualità come rappresentante di un continente in fermento, oggetto della universale attenzione. E mentre al Plata si teme che don Bernardino si lasci lusingare troppo dalle attrattive di Parigi, egli col fascino della sua persona conquista il favore di tutti gli ambienti alla causa della libertà sudamericana…

Al Plata, nel frattempo, la guerra civile proseguiva fra capitale e province, e cioè fra portenos e gauchos.
Il nuovo regime, ad onta delle generose promesse, mostrava di seguire nei riguardi dell’immigrazione una politica di diffidenza. Ripreso il programma di Moreno, venivano esonerati dai loro uffici, con decreto del 7 febbraio 1813, tutti gli impiegati governativi spagnoli non naturalizzati.
Per gli stranieri, in genere, anzi che disposizioni di favore, venivano emesse, quattro anni piu tardi, norme di restrizione. Così nel 1817 si proibiva ai forestieri il matrimonio con donne nate nel paese; nel 1819 essi venivano interdetti dall’esercizio dell’ufficio tutelare, della curatela e dell’esecuzione testamentaria, imponendo inoltre sulle loro successioni un diritto del 50 %.

Queste leggi dimostrano come il nuovo stato di cose, pur essendo preparato da uomini liberali come Moreno e Belgrano, creasse un sistema che, retto ancora da uomini del passato, era libero di nome ma dispotico di fatto. Fu solo nel 1821 che la prima legge permise al Governo d’aprire un credito destinato a favorire l’arrivo di famiglie laboriose per aumentare la popolazione della provincia. Tale legge non abrogava però la predetta generica proibizione che l’Inghilterra combattè per la prima, nel 1825, con un successo quasi completo, consacrato in quel trattato del 2 febbraio dell’anno stesso…

Le terre coloniali sino dal 1813 erano state dichiarate proprietà nazionale (non più regia), libere da maggioraschi, manomorte, corvees e vincoli d’ogni specie. Ma il sistema della alienazione era rimasto quello della gratuità, che provocò favoritismi e sperpero del patrimonio demaniale. Nel 1822, per dare garanzie ipotecarie ai prestiti inglesi di cui aveva bisogno, il Governo del Plata sospese le alienazioni delle pubbliche terre decidendo che a cominciare dal febbraio 1827 i fondi demaniali sarebbero stati concessi soltanto in locazione per vent’anni. Ma la cosa non fu attuata a cagione del disordine interno che doveva condurre di lì a poco (1829) alla dittatura del Rosas.

Scomparsi nel 1821 i candillos più temibili – Artigas, Ramirez, Carrera – ed assunto il Governo dal Rodriguez (1821-1824), il Rivadavia ritornò al Plata ed ebbe la carica di Segretario per gli Affari interni ed esteri. L’attività che egli svolse in questo tempo fu così feconda che l’illuminata azione condotta dal governo di Rodriguez si suole chiamare periodo di Rivadavia.

Dall’Europa, il Bentham ed il Destutt de Tracy plaudivano al suo liberalismo organico e costruttivo; i suoi migliori amici d’Europa leggevano con interesse i primi numeri dei giornali che egli fondava ed il vasto programma di riforme preannunziato. Tali giornali erano Argos, la Ahaja Argentina, il Registro estadistico.

Aveva dichiarata inviolabile la proprietà, proclamata la libertà di stampa, consentito il ritorno in patria degli esuli politici (Ley de olvido, legge dell’oblio), iniziata la fondamentale riforma ecclesiastica che egli fece trionfare superando fiera opposizione e che ammetteva la libertà di coscienza, aboliva la manomorta, secolarizzava gli ordini monastici ed i cimiteri, sopprimeva i fori personali e le decime.

Da Parigi, un altro suo amico, il finanziere Dufresne de Saint Leon, consigliere di Stato, cavaliere del Re, direttore generale del Debito pubblico e membro della Legion d’onore, gli inviava incoraggiamenti e consigli. In una lettera scrittagli il 30 dicembre 1821, il Dufresne, constatando che l’Inghilterra faceva delle ottime speculazioni in Argentina, lamentava che fossero accordati ad una potenza vantaggi maggiori che ad altre.

L’interesse personale avrebbe spinto – secondo il finanziere di Parigi – gli uomini del Plata a piantare le industrie necessarie.
Ma bisognava istruirli, fondando delle scuole tecniche, mandando la gioventù argentina in Europa ad imparare l’ingagneria civile ed idraulica, la meccanica, la medicina, la chirurgia, la geometria, la chimica, la storia naturale.

Occorreva, inoltre, favorire la stampa, far conoscere i principi fondamentali del Codice Napoleonico. Se avete dei debiti – scriveva il Dufresne – ipotecate le vostre rendite; se non avete debiti, contraetene per costruire ponti, strade, canali e  edifici pubblici. I debiti nazionali hanno i loro inconvenienti ma se non sono esagerati offrono dei vantaggi perché legano il creditore, con l’interesse personale, al mantenimento della forma di governo voluta dallo Stato debitore; perché consentono la formazione di una classe di cittadini che, godendo di una rendita loro assicurata senza lavoro, possono dedicarsi alla cultura delle scienze, dello spirito e dell’arte; perché permettono la moltiplicazione della ricchezza dato che i capitali prestati allo Stato e da questo impiegati, continuano a, circolare mentre il contratto che li rappresenta è una proprietà di più fra le proprietà generali…

Se Buenos Aires intendeva diventare uno dei centri del commercio mondiale, doveva fondare un Banco di depositi ed uno di circolazione.

Facendo tesoro di questi consigli, il Rivadavia, decretava il 17 aprile 1822 che non fosse otorgada ni rematada tierra alguna no solo para garantir la deuda publica, sino para hacerse de recurso en necesidades extraordinarias.
Qualche anno dopo, quando la presidenza dello Stato (assunta il 7 febbraio 1826) gli permise di nazionalizzare le enfiteusi, tutte le terre ed i beni immobili furono ipotecati per garantire il debito pubblico.

Il prestito fu introdotto nella vita amministrativa. Nel luglio 1822 il Ministro delle finanze Manuel J. Garcia avvertiva il banchiere di Londra Bary d’essere disposto a sottoscrivere un prestito di due o più milioni di pesos per costruire il porto, fondare villaggi e provvedere d’acqua Buenos Aires. Consolidato il debito e creata la Oficina del Credito publico, s’intensificarono i vari rami dell’industria. La protezione accordata ad una classe di cittadini dediti alla cultura si rese evidente, …il Banco de Descuentos fu una prospera istituzione; l’attività edilizia cd urbana divento una realtà attraverso le riparazioni apportate alla Cattedrale, alla Casa de Gobierno, al quartiere dell’Artiglieria. Le strade aperte lungo la costa, il cimitero, il canale di San Fernando, il molo di Barracas, l ‘ Hospital de Hombres, l’ Hospicio de Santa Lucia, l’assaggio delle acque correnti furono da Rivadavia compiuti.

Manuel I. Garcia, frattanto, organizzava il sistema delle imposte, fomentava lo sviluppo del commercio e delle industrie, mostrandosi favorevole all’immigrazione europea. Contemporaneamente, il generale Cruz iniziava la riforma dell’esercito e della marina. Ma, nel maggio del ’24, al Rodriguez era succeduto il generale Las Heras. Rivadavia si era dimesso. Il Garcia, che lo sostituì agli esteri, ed il Cruz che rimase al suo posto, proseguirono l’opera di risanamento economico e di riforma delle forze armate. Ma la legge fondamentale approvata nel 1825 da una nuova Costituente aveva accordata l’autonomia alle province. Contro questo provvedimento insorsero gli unitari, che, provocando l’agitazione parlamentare, obbligarono il Congresso a deporre (con decisione anticostituzionale) il presidente Las Heras, ad abolire il regime provinciale e ad eleggere presidente Rivadavia (7 febbraio 1826).

La guerra civile condotta da caudillos esasperati dal ritiro delle autonomie concesse nel 1825, divampò più violenta. Al regime presidenziale di Buenos Aires si opponevano le legislature provinciali dell’interno, cd il Rivadavia, perduta la partita, era costretto a dimettersi il 27 maggio 1827 [nel 1829 fece un nuovo viaggio inn Europa e ritornò in Argentina solo per difendersi dalle colunnie mossegli. Negatagli però ogni difesa il Rivadavia s’imbarcò sfiduciato per il Brasile e quindi proseguì verso Cadice ove morì il 2 settembre 1845].

A governatore di Buenos Aires, sostenuto dai caudillos delle province, venne eletto, dopo la caduta del Rivadavia, il colonnello Dorrego, federalista. Ma gli unitari, con l’esercito a loro fedele, riuscivano a deporre, nel dicembre 1828, il Dorrego ed a sostituirlo col generale unitario Lavalle, che, inseguito il vinto ritiratosi nell’interno, lo raggiunse, lo sconfisse, lo fece prigioniero e lo fucilò. Ma il successo del Lavalle fu di breve durata che, colto, a sua volta, di sorpresa dai federalisti, veniva sconfitto al Ponte di Marquez. Juan Manuel Rosas, nel frattempo, penetrava nella capitale, deponeva il generale Viamonte succeduto al Lavalle, ed il 6 dicembre 1829 si faceva nominare governatore e capitano generale.

Rivadavia: un protagonista dell’indipendenza dell’Argentinaultima modifica: 2012-07-14T16:52:15+02:00da amaini
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