L’Inquisizione a Cuneo: cenni

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Tra la metà e la fine del secolo XV, in quell’area che ora corrisponde alla Provincia di Cuneo, una cinquantina di persone furono consegnate dall’Inquisizione al Braccio Secolare (istituzione che eseguiva materialmente le pene) e arse vive.

Il Basso Piemonte, oltre ad esser permeato di interventi contro le streghe (sic!) che lo avrebbero infestato, diede i natali ad inquisitori più o meno noti, come il cinquecentesco Silvestro Mazzolini (nato a Priero).

Nella sola città di Cuneo, in un giorno non precisato dell’anno 1445, vennero arse vive ventidue persone, solo perché considerate eretiche (l’esecuzione avvenne nei pressi dell’attuale l’ospedale S. Croce). I ventidue sfortunati facevano parte di una cospicua comunità valdese dimorante in e nei pressi di Bernezzo ed erano chiamati “poveri di Lugano, Gazari o Valdesi”; dopo l’esecuzione i loro beni furono confiscati. Gli inquisitori furono frate Giovanni Fiamma e Pietro Bertramo. Il fatto è menzionato da Marco Aurelio Rorengo, in un antico libro di memorie citato da Pietro Gioffredo nel 1650.

Un altro esempio. Nel 1497, come da documenti pubblicati da Ferdinando Gabotto nel 1898, anche Verzuolo invoca l’Inquisizione contro eretici e streghe (masche).

Vale forse la pena di aggiungere qualche considerazione, che può essere illuminante in materia, sul Mazzolini.

Priero è una piccola località del Cuneese che appare in qualche occasione citata negli studi sulla storia della caccia alle streghe. Ma a differenza di altri luoghi, entrati nelle memorie storiche per essere stati territorio di diffusione delle streghe, Priero è conosciuta per aver dato i natali a Silvestro Mazzolini, un domenicano che spese molto del suo tempo nelle indagini sui poteri delle streghe. Più comunemente noto come Prierias, nome che assunse dal paese di origine, nacque tra il 1456 e il 1460; entrato a quindici anni nei domenicani presso il convento di Santa Maria del castello di Genova, fu docente di teologia a Bologna e a Padova, priore del suo Ordine a Milano, Verona e Como. Nel 1508 fu vicario della Provincia lombarda e chiamato a svolgere il ruolo di inquisitore a Brescia, Milano, Lodi e Piacenza. Nel 1511 fu a Roma, per volere di papa Giulio II, a insegnare teologia. Dal 1515 ricoprì la carica di Maestro del Sacro Palazzo fino alla morte, sopravvenuta, nel 1523, a causa della peste. Nella bibliografia del Mazzolini, lo studio della stregoneria ebbe un posto importante: se ne occupò nel dizionario teologico Summa summarum, nella voce Haeresis, pubblicato a Bologna nel 1514 e che ebbe numerose ristampe.

In questo testo l’autore pone in evidenza alcuni aspetti fondamentali della stregoneria, limitandosi ad indicarli come temi ricorrenti, ma non ancora approfonditi. Le streghe, per l’inquisitore, erano esponenti della cultura contadina, generalmente donne che accettavano di partecipare al sabba, non solo per il piacere di entrare in possesso di conoscenze e poteri straordinari, ma spesso per disperazione e necessità di scorgere una possibilità per sfuggire alla propria condizione precaria.
Nel trattato De strigimagarum demonumque mirandis, che fu stampato nel 1520, troviamo invece una trattazione più articolata e complessa.
Tra le note originali della ricerca, il termine coniato dal Mazzolini per definire le donne che di notte si ritrovavano al sabba: strigimagae. Nella voce Haeresis, suddivisa in otto punti, non si trova ancora il riferimento alle strigimaghe, rinvenuto invece nel più articolato studio monografico che però ebbe scarso successo e del quale si conosce solo una prima stampa. Come già detto, Mazzolini si limita a sottolineare che le streghe sono “gente di campagna e di sesso femminile”, datesi al diavolo “per piacere e disperazione”, ma non approfondisce la questione, fermandosi ad una considerazione epidermica. Di contro, dal secondo punto in poi analizza con precisione quasi maniacale documenti storici fondamentali per la lotta contro la stregoneria, come il Canon Episcopi, il Formicarium del Nider e il Malleus Maleficarum che considera ” Magni viri “.
Nel De strigimagarum demonumque mirandis sussistono alcuni frammenti che ci pare possano offrire delle preziose indicazioni sulla riflessione teologica, coadiuvata dall’indagine sul territorio, del Prierias.
Di certo sono innegabili le connessioni con il patrimonio culturale coevo, in particolare per quanto riguarda l’aspetto eminentemente giuridico, mentre sul piano dell’interpretazione dei fenomeni, si può sottolineare il tentativo dell’inquisitore piemontese di tracciare una nitida separazione tra le streghe adepte di Satana e le appartenenti a sette in cui erano individuabili le reminescenze di tradizioni cultuali precristiane.

da Cultura-Barocca

L’Inquisizione a Cuneo: cenniultima modifica: 2012-03-20T19:42:01+01:00da amaini
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