Eliogabalo, tarda dinastia severiana

Eliogabalo o Elagabalo (latino: Heliogabalus o Elagabalus), nato come Sesto Vario Avito Bassiano (Sextus Varius Avitus Bassianus) e regnante col nome di Marco Aurelio Antonino (Marcus Aurelius Antoninus; Roma, 203 – Roma, 11 marzo 222) della dinastia dei Severi, fu imperatore romano dal 16 maggio 218 alla sua morte.
Siriano di origine, Eliogabalo era, per diritto ereditario, l’alto sacerdote del dio sole di Emesa, sua città d’origine. Il nome “Eliogabalo” deriva da due parole siriache, El (“dio”) e Gabal (concetto associabile a “montagna”), e significa “il dio [che si manifesta in una] montagna”, chiaro riferimento alla divinità solare di cui era sacerdote, rappresentata da un betilo (una pietra sacra).
Col sostegno della madre, Giulia Soemia, e della nonna materna, Giulia Mesa, venne acclamato imperatore dalle truppe orientali, in opposizione all’imperatore Macrino, all’età di quattordici anni. Il regno di Eliogabalo fu fortemente segnato dal suo tentativo di importare il culto solare di Emesa a Roma e dall’opposizione che ebbe questa politica religiosa. Il giovane imperatore siriano, infatti, sovvertì le tradizioni religiose romane, sostituendo a Giove, signore del pantheon romano, la nuova divinità solare del Sol Invictus, che aveva gli stessi attributi del dio solare di Emesa; contrasse anche, in qualità di gran sacerdote di Sol Invictus, un matrimonio con una vergine vestale, che nelle sue intenzioni sarebbe dovuto essere il matrimonio tra il proprio dio e Vesta.
La madre e la nonna del giovane imperatore ricevettero l’onore di assistere alle sedute del Senato romano,ed entrambe ricevettero titoli collegati col rango senatoriale: Soemia ricevette il titolo di clarissima, Mesa il meno ortodosso mater castrorum et senatus ovvero il titolo di “madre degli accampamenti e del senato”.
L’imperatore costituì anche il Senaculum Mulierum, il “Senato delle donne” che si riuniva sul Quirinale e che deliberava su questioni tipiche del mondo femminile dalla moda alla cosmesi senza trascurare argomenti connessi alla sessualità.
Sul piano edilizio, Eliogabalo abbellì Roma costruendo il circo Variano nella parte orientale, il tempio del Sol Invictus sul palatino (Elagabalium) e completando le terme di Caracalla con palestre, negozi e altri annessi.
Esiste la possibilità che abbia anche dovuto fare fronte ad una ribellione, non attestata dalle fonti; un indizio è il conferimento a tre legioni (la I Minervia di stanza in Germania, la II Augusta di stanza in Britannia e la X Gemina a Vienna) del titolo di Antoniniana, cioè di “legione leale ad Antonino”, onore tipicamente riservato a quelle legioni che erano rimaste fedeli durante una insurrezione; secondariamente depone a favore di questa ipotesi la svalutazione della moneta, con la riduzione del contenuto di argento, segno della necessità di coniare più moneta per far fronte alle spese militari.
La politica religiosa fu l’elemento prioritario di Eliogabalo, tutto compreso nella sua funzione di gran sacerdote, ma, al contempo, fu anche la causa primaria dell’opposizione che dovette affrontare: il suo obiettivo principale, infatti, non era semplicemente quello di far entrare il dio sole di Emesa, El-Gabal, nel Pantheon romano, ma quello di renderlo la divinità principale della Religione romana, prima associandolo a Giove e poi facendovi confluire tutte le divinità romane.
Fin dal regno di Settimio Severo, l’adorazione della divinità solare era cresciuta in tutto l’impero; Eliogabalo sfruttò questa popolarità per introdurre El-Gabal, che venne rinominato Deus Sol Invictus (“Dio Sole Invitto”) e posto al di sopra di Giove (il culto venne introdotto a partire dal 220); per rafforzare il legame tra il nuovo dio e la Religione romana, Eliogabalo fece contrarre a Deus Sol Invictus un “matrimonio sacro” (hieros gamos) con Astarte (la dea lunare), con Minerva, e con la dea cartaginese Urania (Dea Caelestis o Tanit).
Ulteriore oltraggio alla sensibilità religiosa dei Romani fu causato dalla sua decisione di unirsi in matrimonio con la vergine vestale Aquilia Severa: l’unione del sacerdote del dio sole con la sacerdotessa della dea Vesta avrebbe dato, nelle intenzioni dell’imperatore, “bambini simili a dei”; si trattava della rottura di una antichissima e onorata tradizione romana, tanto che, per legge, una vestale che avesse perso la propria verginità veniva seppellita viva.
La politica religiosa e i suoi eccessi sessuali gli causarono una crescente opposizione del popolo e del Senato romano che culminò col suo assassinio per mano dalla guardia pretoriana e l’insediamento del cugino Alessandro Severo.
Il suo governo gli guadagnò tra i contemporanei una fama di eccentricità, decadenza e fanatismo, probabilmente esagerata dai suoi successori. Questa fama si tramandò anche grazie ai primi storici cristiani, che ne fecero un ritratto ostile. La storiografia moderna ne dipinge un ritratto più articolato, riconducendo il fallimento del suo regno al contrasto tra il conservatorismo romano e la dinamicità del giovane sovrano siriano, alla sua incapacità di scendere a compromessi e alla sua incomprensione della gravità e solennità del ruolo di imperatore. Il suo regno, però, permise alla dinastia severiana di consolidare il proprio controllo dell’impero, permettendo di preparare il terreno per il governo di Alessandro Severo.

da Cultura Barocca

Eliogabalo, tarda dinastia severianaultima modifica: 2012-03-20T19:42:02+01:00da amaini
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