Genova per me


Sin da bambino sono rimasto incantato
dalla Casa di Colombo (ma anche dalle acciaierie, ahimé, e dalla
Cristoforo Colombo, se ricordo bene, nel Porto Antico – l’Andrea Doria,
no, se l’ho vista, non riesco a riportarmela alla mente! -). Poco
lontano, oltre la maestosa Porta Soprana, scorto un palazzo di cemento,
sorto al posto di macerie causate dai bombardamenti della seconda guerra
mondiale, se non mi confondo con un altro centro storico, chiedevo
ragazzotto a mio padre  perché non ne avessero ricavato una piazzetta,
piuttosto.
E sempre rimanendo idealmente in
zona chiedermi da adulto, rivedendo lo splendido bianco e nero de “Le
mura di Malapaga” con Jean Gabin, che tanti edifici storici, ancorché
sinistrati, li ha fissati per sempre in una pellicola, se non ne
potevano salvare qualcuno, restaurato, in quella colata di cemento, tra
cui spiccano due palazzi dell’Ente Regione, che ne ha invaso negli anni
’70 la valletta tra Sarzano e Carignano. E non dirò degli sventramenti
di Piccapietra, cui dedicarono a suo tempo una dolente canzone I Trilli.
Aggiungerò, invece, del fascino provato, adolescente, nel vedere e
calpestare la pista in cemento del ciclismo del vecchio, ormai demolito
Stadio Carlini, andando e venendo dagli spogliatoi per ormai lontane
gare di corsa sulla terra rossa.

Gli scaloni maestosi dell’attuale
Facoltà di Giurisprudenza in Via Balbi, allora. Lì vicino Palazzo Reale e
le sue opere d’arte. Chiese e piazzette meravigliose. Sulle alture,
fortificazioni dalle linee pure ed essenziali. A Ponente, Villa Doria
(martoriata da strade e ferrovia), altre ville con parchi e giardini, un
gioiello di edificio (già monastico, credo) ammirato in occasione di un
convegno, non lontano dall’aeroporto. Tornando in centro, accostata per
così dire ai vicoli mirabilmente descritti da Carmen Via Garibaldi con
Palazzo Rosso, Palazzo Bianchi, Palazzo Tursi ed altri palazzi, tutti
carichi di storia e d’arte, quasi tutti grandi musei. Sentire una volta
nell’aria nella vicina Via Cairoli una voce musicale in genovese come
quelle del finale di “Creusa de ma”, girarmi, non capire e chiedermi se
non era mera suggestione. Più a Levante, apprendere da poco per recenti
rinvenimenti che la Genova antica, dall’età del bronzo al 500 A.C.
almeno, era posizionata nei pressi di Brignole con un porto fluviale, a
quell’epoca preferito dai naviganti. Boccadasse (e la “gatta” di Gino
Paoli). Due passi indietro e la bella chiesetta affacciata su Via XX
Settembre. Andando in avanti, la splendida Nervi con le sue ville, il
suo superbo parco e certe calette rocciose sul mare da togliere il
fiato.
Potrei continuare a lungo, solo
affidandomi alla mia labile memoria, io che Genova, questa Genova, la
conosco invero poco, anzi, vorrei scoprirla sino in fondo.

Io, dal canto mio, quando mi reco a Genova, non mi faccio mai mancare un pezzo di focaccia consumata sul posto!

Genova per meultima modifica: 2012-03-14T15:06:02+01:00da amaini
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