Zodiacus Vitae

Marcello Stellato, in latino: Marcellus Palingenius Stellatus (Napoli ?, ca. 1500Cesena, prima del 1551), è stato un poeta e umanista italiano, autore del poema filosofico in lingua latina Zodiacus vitae. Nel XVIII secolo è stata congetturata la sua identificazione con tale Pier Angelo Manzoli (o Manzolli) di Stellata[1], della cui esistenza tuttavia non esiste alcuna prova. Di recente, Franco Bacchelli dell’Università di Bologna, in base alla licenza di stampa dello Zodiacus vitae, concessa dal Consiglio dei dieci di Venezia l’8 febbraio 1535 a “Marcellus Stellato Neapolitanus”, ha concluso che l’autore dello Zodiacus si chiamasse effettivamente Marcello Stellato (o Stellati) e che fosse nato in Campania, mentre Pier Angelo Manzoli non sarebbe mai esistito. “Stellato” è peraltro un cognome ancora molto diffuso a Napoli e in Campania

Le informazioni biografiche certe sull’autore dello Zodiacus vitae sono molto scarse. Alcuni dati biografici possono essere desunti dallo stesso Zodiacus vitae. L’autore sarebbe vissuto a Roma durante il pontificato di Leone X (1513-1521), avrebbe visitato l’eremo di S. Silvestro sul monte Soratte e avrebbe letto il Libellus Aureus de lapide a vesica del medico Mariano Santo, stampato nel 1522; una sua composizione è contenuta nell’opera Parthenias liber in divae Mariae historiam di Marco Probo Mariano, pubblicata postuma a Napoli nel 1524. Nel maggio 1535 era insegnante di lettere umane a Forlì, città facente parte dello stato pontificio. L’ultima data che ne testimonia l’esistenza in vita è quella del 26 ottobre 1537, allorché ricevette un compenso per le lezioni tenute a Forlì.

Per il teologo calvinista Abraham Scultetus (1566–1625), Marcello Stellato era un cortigiano di Ercole II d’Este che avrebbe assunto lo pseudonimo di “Palingenius“, avente lo stesso significato di “Renatus”, in omaggio alla duchessa filocalvinista Renata di Francia[6]. Il primo ad aver attribuito all’autore dello Zodiacus il nome di Pier Angelo Manzoli fu il latinista Jacopo Facciolati il quale, in alcune lettere indirizzate a Johann Albert Fabricius, scrisse che “Marcello Palingenio” era l’anagramma di “Pier Angelo Manzolli” nativo di Stellata, una località del ducato estense (donde il nome “Stellato“)[1]. L’identificazione del Facciolati lasciò perplesso fra gli altri Girolamo Tiraboschi[7]:

  « Famoso è quello intitolato Zodiacus Vitae, perché da’ dodici segni del zodiaco prende il titolo dei dodici libri, ne’ quali è diviso; e abbraccia diversi precetti morali per ben condurre la vita. L’autore si dice Marcellus Palingenius Stellatus, il qual nome, oltre l’esser posto in fronte al libro, vedesi anche formato dalle iniziali de’ primi versi del libro I. Il Gerdesio (Specimen Ital. reform. p. 317) accenna una lettera del sig. ab. Facciolati da me veduta, nella quale osserva che Marcello Palingenio è anagramma di Pier Angelo Manzolli, cui perciò egli crede autore di quel poema; ma io non so se altra pruova egli ne arrechi, trattane quella dell’anagramma, la qual non è di gran peso. Certo il Giraldi, che di questo poeta ha fatta menzione (Dial. 2, de’ Poet. suor. temp. p. 569), lo dice semplicemente Marcello Palingenio, e non accenna che fosse questo un nome finto, nè a me par verisimile che sotto un nome finto volesse ei dedicare, come fece, questo suo poema al duca di Ferrara Ercole II. Il soprannome di Stellato è probabile che venga dalla Stellata luogo del ferrarese, che poté esser la patria di questo poeta. Egli vivea fin dal principio del secolo; perciocché ricorda un lavoro in creta da sé veduto in Roma a’ tempi di Leon X. Vogliono alcuni ch’ei fosse protomedico del detto duca; ma non veggo che se ne arrechino sicure pruove. Il suddetto poema non è molto lodevole nè per l’invenzione, di cui non v’ha idea, nè per l’eleganza, che non è molta. Una certa naturale facilità è il maggior pregio che vi si scorge. E forse sarebbe esso men celebre, se l’autore non vi avesse sparse per entro alcune fiere invettive contro i monaci, contro il clero e contro gli stessi romani pontefici. Ciò fece credere che il Palingenio fosse imbevuto delle eresie dei Novatori; e perciò, poi che egli fu morto, come narra il Giraldi, ne fu dato alle fiamme il cadavero. Ciò non ostante, benché le accennate invettive troppo male convengano a uno scrittor cattolico e pio, a me non sembra che il Palingenio si dichiari seguace di alcuna eresia, anzi egli nella prefazione del suo poema protesta di soggettare ogni cosa al giudizio della Chiesa cattolica. »
 

Pare che esercitasse la medicina; durante il pontificato di Leone X era a Roma; più tardi ritornato a Ferrara fu sospettato di eterodossia, forse per aver frequentato i salotti calvinisti che si erano formati intorno a Renata d’Este.

Personaggio di certo straordinario (da ascrivere in assoluto alla cerchia degli autori dannati e proibiti per antonomasia), ma per quanto straordinario comunque più “parlato” che analizzato.  Autore secondo Chiesa, Inquisizione e Index Librorum Prohibitorum da giudicarsi senza dubbio alcuno non meno dannato -a titolo d’esempio- di un Giordano Bruno (per citare un autore “maledetto”).

Di lui parlò in una sua celeberrima opera opera anche quel grande canonista che fu PADRE MARTIN ANTONIO DEL RIO che così ne scrisse nel Lib. II, Quaest. II – Disquisitionum Magicarum Libri Sex (p. 93 di questa edizione) soffermandosi però sull’ empietà (vedi qui Indici) dell’autore non tanto per le accuse al clero (che comunque per altri furono alla base della condanna, vedi qui: la condanna dei monaci viziosi – il fatto che spesso, mascherando il proprio operato, violino il celibato – come spesso abusino del loro ruolo seducendo le altrui spose – la sanzione che ben pochi ecclesiastici meritano di assurgere alla salvezza eterna – la condanna dell’operato di papa Clemente per l’atteggiamento preso contro Lutero) quanto per i contenuti del canto VIII – Scorpio e per aver aderito – contro la cosmogonia riconosciuta (vedi qui Indici) e contro il creazionismo dei Sacri Testi (vedi qui Indici) – ad una visione panteistica dell’universo sull’asse PlotinoPorfirioGiamblicoLucrezio che procedeva sin sin a panteistiche sanzioni di una forza o magnetismo universale -fatto di “simpatie e antipatie cosmiche”- capace di animare e vivificare sia il microcosmo che il macrocosmo
sì da ritenersi il PALINGENIO STELLATO quale CRIMINALE SUPREMO AVVERSO CHIESA MA ANCHE STATO COME “BESTEMMIATORE ERETICALE” CIOE’ QUALE “DESTABILIZZATORE DI OGNI SISTEMA RICONOSCIUTO” E QUINDI DA PUNIRSI CON LA PIU’ GRAVE FORMA DI ESTREMO SUPPLIZIO .

Paolo III nel 1545 circa fece intentare contro di lui un processo postumo, in seguito al quale le sue ossa furono dissepolte e arse sul rogo.

La sua fama è legata allo Zodiacus Vitae, un poema filosofico-didascalico in esametri, scritto tra il 1528 e il 1536 e dedicato a Ercole II d’Este.

E’ costituito da dodici libri (qui digitalizzati), contraddistinti ciascuno con il nome di una costellazione dello zodiaco. I libri non hanno uno stretto nesso fra loro: sono dodici divagazioni didascaliche, morali, metafisiche, astronomiche, ricche di allegorie e di simboli, in cui l’autore concretizza le proprie idee. Lo stile è volutamente umile, senza ricercatezze e ornamenti esteriroi: Palingenio pur sapendo maneggiare il latino con eleganza, mirava ad altro che la poesia, di cui disrezzava le oziosità e le favole futili.

Pur ricco di richiami medievali il poema è tutto permeato da una fervida fede per la sapienza, da un appassionato desiderio di conoscere l’ordine dell’universo.

Le stelle secondo la sua concezione, scandiscono il ritmo della vita, governano la Terra, mutano il volto della natura. L’insieme dei cieli è il volto della natura, e questa non è altro che l’imperitura legge imposta da Dio all’Universo. Nel cielo è collocata la sorgente archetipa di tutto. La vita beata è perfetta nelle città divine collocate negli spazi infiniti dell’etere: invece sulla Terra albergano solo le ombre delle cose, l’errore la guerra, la morte, il peccato.

Per questo la fede nella pura razionalità di Palingenio prende un drammatico accento pessimistico. In non pochi punti poi la sua concezione, che mostra evidenti legami con il naturalismo e le correnti platoniche e neoplatoniche, si allontana dalla stretta ortodossia cattolica e talora sfocia nell’eresia, come nell’ affermazione che Dio non si cura delle sue creature e quindi non è offeso dai loro peccati.

Aspre sono le censure contro il clero, che sembrano connesse con un generale proposito di riforma dei costumi. 

Si tratta di un poema didascalico, scritto tra 1520 e 1534, in cui s’avvertono echi lucreziani e suggestioni panteistiche mutuate dal naturalismo filosofico del sec. XVI” [comunque mosso da uno straordinario anelito di conoscenza che si riscontra continuamente esplicitato sotto la simbologia dei dodici segni zodiacali che nominano i diversi canti: basti qui leggere l’incipit del lavoro cioè del canto dedicato all’Ariete].

Il poema conobbe numerose ristampe, per lo più in paesi d’area protestante (la prima fu a Basilea nel 1537) e persino una riduzione in versi liberi ad opera di Bartolomeo Burchelati (col titolo di PANTOLOGIA)” [questa osservazione -documentata da recenti indagini ed assente nella recensione di M. Pozzi- è importante perchè comporta un interesse per Palingenio Stellato da parte appunto dell’erudito Bartolomeo Burchelati] ma incorse nella censura nel 1558 per la presenza in esso delle tematiche dell’occultismo e delle teorie epicuree e pitagoriche e quindi (anche se sotto Paolo III (1534 – 49).

Marcello Palingenio Stellato nel suo libro si era premunito di una sorta di captatio benevolentiae sottomettendosi con aperta dichiarazione ai dettati tutti della Santa Chiesa come qui si può già leggere nella dedicatoria e che in fine dell’opera classicamente aveva espresso i suoi voti perchè il libro girasse ben accetto fra la gente data la sua volontà di far del bene) nulla potè evitare che fosse alla fine processato e quindi condannato qual colpevole di Eresia.

La seconda edizione fu stampata a Basilea da Robert Winter nel 1537 col titolo Zodiacus vitae, hoc est, de hominis vita, studio, ac moribus optime instituendis libri duodecim e una terza edizione, curata da Johann Herold, fu stampata dallo stesso Winter nel 1543. Poiché in quest’ultima edizione Herold loda le conoscenze mediche di Stellato, è sorta verosimilmente l’opinione, giudicata infondata già dal Tiraboschi nel passo citato poco sopra[7], che Stellato fosse un medico. Dopo di allora l’opera ebbe ampia diffusione in tutta Europa, tranne che in Italia. Tra il XVI e il XVIII secolo furono stampate oltre sessanta edizioni dello Zodiacus vitae. Citato ampiamente da Scévole de Sainte-Marthe (1536-1623), in Francia Stellato ebbe fortuna fra i libertini. L’inserimento dello Zodiacus nell’Indice dei libri proibiti e del nome di Marcellus Palingenius Stellatus tra gli autori della prima classe dell’Indice, ne impedì invece la diffusione in Italia.

Zodiacus Vitaeultima modifica: 2012-02-23T19:29:00+01:00da amaini
Reposta per primo quest’articolo
Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.