Domenico Antonio Gandolfo, erudito ventimigliese di epoca barocca

Dopo la MORTE DI APROSIO (di cui curò l’EPITAFFIO, la composizione del CADAVERE, i FUNERALI e finalmente l’INUMAZIONE NEL CIMITERO DEI FRATI RETROSTANTE IL CONVENTO) l’esclusiva direzione della BIBLIOTECA APROSIANA toccò a DOMENICO ANTONIO GANDOLFO.
Meno iridescente dell’Aprosio, piuttosto riservato (molto scarni i riferimenti autobiografici) fu comunque non meno viaggiatore del maestro.
Per chi VIAGGIAVA NEL PASSATO tanti erano i pericoli connessi alla frequentazione di strade popolate di briganti e rapinatori (non meno d’altri Stati la Liguria soggiaceva a un potente banditismo organizzato), di individui marchiati di infamia e disposti a tutto, ed ancora di banditi e rei in fuga ( per non citare i più ambigui ma non meno pericolosi “MERCANTI DI MERAVIGLIE” e soprattutto i solitari quanto misteriosi MANTICULARII DESTINATI AD ALIMENTARE LA LEGGENDA ASSASSINA DELL’ “UOMO NERO”): tutti comunque sempre a caccia di illeciti profitti, che in ogni modo salvaguardavano la propria autonomia ricorrendo anche al principio sempre più discusso del Diritto ecclesiastico d’asilo e contro cui bisognava spesso difendersi di persona con le armi.
Del resto il VIAGGIO PER MARE (principalmente per le donne ma non soltanto) non era meno pericoloso sia per gli equipaggi costituiti spesso da criminali scontanti al remo le proprie colpe ma soprattutto atteso il proliferare sia di
PIRATI che di CORSARI
Un discorso a se stante meritavano poi quei personaggi sembre in bilico tra giustizia e criminalità che erano i CACCIATORI DI TAGLIE che s’aggiravano molto numerosi dato che nonostante i proclami e le “grida” del DIRITTO PENALE DELL’ETA’ INTERMEDIA (VEDI QUI L’INDICE TEMATICO) bisogna convenire che i pur numerosi ORGANI DI GIUSTIZIA DEGLI STATI NON AVEVANO ABBASTANZA FORZA ONDE PERSEGUIRE LA DILAGANTE CRIMINALITA’ sì che si ricorreva quasi in maniera istituzionale ai servigi di questi temutissimi figuri sia a scapito degli ESILIATI CHE TENTASSERO FURTIVI RIENTRI IN PATRIA sia avverso quei CRIMINALI (VEDI QUI L’INDICE) che si fossero resi CONTUMACI anche per non SODDISFARE IN BASE AL PRINCIPIO DELLA RESTITUTIO (RISARCIMENTO) I CITTADINI DA LORO VARIAMENTE DANNIFICATI (può parer strano ma i CACCIATORI DI TAGLIE tra costoro non di rado perseguivano ferocemente quegli STUPRATORI CHE SECONDO LA NORMATIVA DEL DIRITTO INTERMEDIO NON AVEVANO DATA SODDISFAZIONE ECONOMICA ALLE FAMIGLIE DI CUI AVEVANO VIOLATO QUALCHE FANCIULLA, SPECIE SE VERGINE.
Per quanti vogliano variamente approfondire queste tematiche spesso complesse dell’epoca intermedia, un’epoca in cui il legame tra contesto politico/sociale/economico e realtà religiosa ed ecclesiastica è forse irrinunciabile la consultazione di un’opera straordinari qui in parte digitalizzata che affronta a tutto tondo le varie problematiche del vivere civile e religioso e ci si riferisce nella fattispecie alla
Bibliotheca canonica, juridica, moralis, theologica nec non ascetica, polemica, rubricistica, historica, &c. … ab ad m.r.p. Lucio Ferraris … Tomus primus [-undecimus (Additamenta)]. …, Post plures Italicas editio postrema auctior et emendator …, Venetiis : typis Vincentii Radici, 1770-1794
di cui qui si propone un
************MODERNO INDICE DI VOCI DISPOSTE IN ORDINE ALFABETICO************.
Dalla semplice consultazione (è un’opera che riassume vecchi testi canonici e teologici, riprendendo e riesaminando voci e trattazioni che corrono attraverso i secoli e coinvolgendo opere diversamente basilari come queste) sarà facile intendere quanto risulti difficile in assenza di tale strumento un’analisi oggettiva dell’epoca, sì da correre il rischio di decadere -anche per la settorialità dei conttributi civilistici- in valutazioni parziali a misura dei singoli Stati, per quanto collegati da analoghe giurisdizioni: la monumentale opera del Ferraris, con tutti i limiti che possono avere queste enormi sillogi, ha il pregio di costituire uno strumento di amalgama sì da poter sempre rimandare l’analisi della singola trattazione specifica (su Genova, Venezia o Napoli a titolo di mero esempio … ma vale anche per Paesi Stranieri di religione cattolica) ad un comun denominatore scientifico e documentario.

Gandolfo viaggiò molto sia quale predicatore ed insegnante [ma a differenza di Angelico Aprosio poco propenso a farsi ospitare in conventi non della propria Congregazione ed altrettanto inviso a far qualsiasi cenno su soggiorni poco consoni (vedi qui da testo di diritto canonico e non la voce Taberna, Tabernarii, seu Caupones in particolare ai punti 2 – 3 e punto 10 ) come in locande e taverne proprio a differenza del suo predecessore che al contrario ne fece descrizioni anche argute ].
Gandolfo indubbiamente fu anche meno portato di Aprosio verso scintillanti ma poco documentabili curiosità esoteriche e scientifiche, il Gandolfo (che non prestò attenzioni settoriali a problemi epocali come quelli degli eretici, degli apostati o degli ebrei ma semmai alle nuove metodiche di ricerca secondo l’ispirazione francese) non fu tuttavia figura passiva nè tanto meno chiusa nell’esclusiva dimensione fratesca: non per caso, alla Biblioteca Aprosiana (per quanto non fosse in qualche modo “protetto”, dall’aprosiano status di Vicario della Santa Inquisizione) diversi libri proibiti furono ingressati e/o conservati al tempo in cui Gandolfo ricoprì l’incarico di secondo bibliotecario della Libraria.
Rispetto ad Angelico la sua postura intellettuale e metodologica era oramai rivolta ad un nuovo e già trionfante rigore nelle investigazioni; secondo la costumanza aprosiana ma in un modo nuovo, più severo ed organico giammai tuttavia egli abiurò (anche nella specificità delle sillogi settoriali che ne acclararono l’immagine) dall’impegno assiduo nell’ indagine critica, su dimensione sia nazionale che internazionale: ciò gli procurò fama all’estero e di questa sua notorietà extraitaliana fanno tuttora fede pubblicazioni, che di lui trattano elogiativamente e che per giunta poste all’Indice dei Libri Proibiti, come gli Acta Eruditorum ed i relativi Supplementa ideati e realizzati da Otto Mencke, furono dal Gandolfo, tramite vari intermediari, lette e raccolte con metodo.
Certamente sarebbe riuscito a realizzare per Ventimiglia e per l’Aprosiana (che comunque, dopo la morte d’Aprosio come detto sopra da lui pubblicamente onorato, non mancò di potenziare considerevolmente assieme al complesso conventuale) se, per le esigenze della Religione e degli Eremitani di S. Agostino (che a fronte dei progressi di altri rami dell’Ordine Agostiniano aveva patito ridimensionamenti, specie con la BOLLA DI SOPPRESSIONE DEI CONVENTI MINORI) verso cui manifestò un’obbedienza che sempre travalicò gli interessi personali, in un mondo sconvolto da gravi conflitti, dal pauperismo e dal proliferare di malattie spesso incurabili, non fosse stato inviato dapprima a Roma presso il convento di San Giorgio [fatto che gli diede l’opportunità di frequentare l’impressionante complesso accademico e bibliotecario della città] e quindi nell’area dei colli romani a reggere quale priore il convento della Santissima Nunziata di GENZANO onde porre rimedio in primo luogo ad alcuni
************contenziosi insorti con l’arciprete della chiesa di S. Maria della Cima************
ma contestualmente anche per arginare alcune invasioni delle sue possessioni ad opera non solo di altre autorità od istituzioni ma di tanti poveri sventurati.
A Genzano comunque Domenico Antonio Gandolfo non trascurò il lavorio intellettuale inaugurato a Ventimiglia con la stampa (1682) dei FIORI POETICI DELL’EREMO AGOSTINIANO [una significativa ANTOLOGIA POETICA], continuato con la pubblicazione (1695) del DISPACCIO ISTORICO, CURIOSO ED ERUDITO…, che offre una soprendente
IMMAGINE DEI VASTISSIMI CONTATTI CULTURALI GANDOLFIANI,
per giungere finalmente al “capolavoro” del 1704 vale a dire la
DISSERTATIO HISTORICA DE DUCENTIS CELEBERRIMIS AVGUSTINIANIS SCRIPTORIBUS EX ILLIS QUI OBIERUNT POST MAGNAM UNIONEM ORDINIS EREMITICI USQUE AD FINEM TRIDENTINI CONCILII
del 1704 [e purtroppo occorre dire che proprio lo spiccato senso del dovere per gli impegni religiosi che il Gandolfo aveva, in merito alle sue OPERE accanto ai LAVORI EDITI siano rimasti SCRITTI INEDITI, per quanto rintracciabili e studiabili ad eccezione di quello più ambito, vale a dire la PRESUNTA CONTINUAZIONE DELLA DISSERTATIO con il titolo di PORPORE AGOSTINIANE
A prescindere dalle pause nel lavoro letterario la sua fama, di bibliofilo, erudito e soprattutto sillogista risultò indiscussa al punto che ottenne l’ASCRIZIONE alla prestigiosa ACCADEMIA D’ARCADIA [che peraltro non fu l’unico prestigioso suo RICONOSCIMENTO ACCADEMICO] non mancando al contempo di alimentare una mai sopita nomea di collezionista ed antiquario investigare sui fascinosi siti dei castelli romani specie in merito al misterioso lago di Nemi ove ebbe occasione talora di imbattersi in marangoni e/o marangon saltuariamente convocati e prezzolati da eruditi ed antiquari per svelare alcuni arcani degli abissi del lago donde saltuariamente emergevano, magari invischiati nelle reti dei pescatori locali strani reperti di romanità: contestualmente, da segnali sporadici ma concreti, Domenico Antonio Gandolfo pare non aver mai abiurato ad un concreto interesse per
ERBORISTERIA E PIANTE OFFICINALI
maturato sia per tradizione fratesca che per l’influenza culturale del patrimonio librario consultato alla Biblioteca Aprosiana.
Della gratificante ESPERIENZA ROMANA molto, in merito al GANDOLFO si è parlato in questo SAGGIO: spiace, che a fronte della moderna riscoperta, già ai suoi tempi fosse stato relegato in un certo oblio, o forse meglio dimensionato, dati gli impegni ormai continui a Genzano, in un ricordo contenuto sin poco oltre la morte nel 1707 ed alimentato all’interno della
******TRADIZIONE POETICA MA PARIMENTI FESTOSA CHE CARATTERIZZAVA GLI ARCADI E I TANTI SIMPATIZZANTI******.
Proprio grazie ad un corrispondente gandolfiano, certamente ruotante in ambito arcadico se non addirittura membro dell’Accademia, il LETTORE ROSSI DI SANTA PRISCA si apprende che, a coronamento degli impegni intellettuali dell’istituzione erudita stavano, in onore alla recuperata tradizione classica, BANCHETTI E SIMPOSII, CACCIA e PESCA, FESTE E DANZE, GIUOCHI VARI, molte rappresentazioni di SPETTACOLI TEATRALI ed anche INTERESSI ESOTERICI che (a prescindere dalla prima ragione dell’anonimato ambito dal ROSSI, quello del contenzioso in essere tra il Convento agostiniano di Genzano, di cui il Rossi era partigiano e curatore, e l’arciprete di Genzano in merito, soprattutto, alle INUMAZIONI DEI CADAVERI e contestualmente ai DIRITTI DI SEPOLTURA) a livello di ipotesi ben plausibile, possono esser stati alla RADICE DELL’ANONIMATO CERCATO E VOLUTO DAL ROSSI nei contatti col Gandolfo onde non compremettersi di rimpetto alle istituzioni ecclesiastiche preposte a vigilare.

da Cultura-Barocca

Domenico Antonio Gandolfo, erudito ventimigliese di epoca baroccaultima modifica: 2012-02-20T13:14:33+01:00da amaini
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